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IL FENOMENO DELLE NUBI NOTTILUCENTI OSSERVATO DAL TREVIGIANO AL BELLUNESE

Domenica 2 Luglio si è assistito al fenomeno delle nubi nottilucenti dal tetto panoramico del Monte Cesen a Valdobbiadene (Treviso) in direzione del bellunese, Belluno-Alpago-Dolomiti orientali. Un fenomeno rarissimo che andremo a studiare nelle prossime righe grazie agli studi di Marco Bonatti, il Responsabile del progetto Nuvole Trivenete della nostra Associazione. Le nostre fotocamere (con la collaborazione di 9Meteo.it creatore del progetto webcam Monte Cesen) hanno catturato un crepuscolo prematuro dalle 3.15 di Domenica 2 Luglio (normalmente arriva intorno alle 4.00). Non è esatto parlare di mini aurora boreale, ma è in sintesi una rifrazione della luce solare da una quota di almeno 80 km (almeno 20 volte l’altezza delle nostre montagne) da parte di cristalli di ghiaccio minuscoli, in una parte di “Terra” ancora quasi sconosciuto dagli scienziati (vedi immagine allegata all’articolo). Nel video allegato abbiamo comparato l’alba del 2 Luglio con quella del giorno precedente: il crepuscolo inizia 45 minuti più tardi, sapendo che l’alba è all’incirca alle 5.30.

Le nubi nottilucenti sono molto diverse dalle nubi “ordinarie”, quelle che siamo abituati a osservare tutti i giorni nei nostri cieli. A differenza di queste ultime, infatti, le nubi nottilucenti si formano a grandi altitudini (circa 80 km, al tetto della mesosfera, contro un massimo di 10-12 km delle nubi troposferiche) e sono quindi difficilmente individuabili. Esse non hanno inoltre nessuna influenza sulla superficie terrestre, non producendo pioggia o altri fenomeni. Le nubi nottilucenti hanno un aspetto fibroso, presentano colori che vanno dal bianco argenteo all’azzurro-blu e assomigliano vagamente ai cirri; trovandosi in regioni dell’atmosfera in cui la densità dell’aria è migliaia di volte più bassa di quella troposferica, esse sono talmente eteree da lasciar intravedere le stelle! Dato che questo tipo di nubi si forma dove la temperatura oscilla tra -70 e -100 gradi centigradi, le nubi nottilucenti sono costituite da particelle di ghiaccio, di dimensioni microscopiche: generalmente meno di un decimillesimo di millimetro.
La catalogazione di questo particolare tipo di nubi è piuttosto recente e la formazione non è ancora del tutto chiara, anche perché alcuni strumenti per le rilevazioni meteorologiche, per esempio i palloni sonda, non raggiungono quelle quote. In passato gli studiosi ritenevano che in fasce dell’atmosfera così elevate non ci fossero le condizioni per la formazione di nubi a causa dell’assenza di vapore acqueo e di particolato (pulviscolo, grani di sale ecc) sul quale esso potesse condensare, ma evidentemente non è così: anche al confine tra la mesosfera e la termosfera è presente una sia pur ridottissima quantità di acqua e di corpuscoli provenienti da emissioni naturali e antropogeniche. Aspetto curioso è che parte di questo particolato potrebbe essere costituito da polvere meteorica prodotta dai corpi di origine extraterrestre che si disintegrano a contatto con l’atmosfera.
Non tutti gli abitanti terrestri hanno il privilegio di poter osservare le nubi nottilucenti, perché esse sono visibili grosso modo tra il 45° e il 70° parallelo nord e sud. Il periodo ideale è il semestre caldo, dopo il tramonto, quando la luce solare le mette in risalto rispetto agli strati più bassi dell’atmosfera immersi nell’oscurità; si osservano sempre guardando in direzione del polo e proprio per questo sono note anche come nubi polari mesosferiche (in inglese: polar mesospheric clouds). Sembra che vi sia una relazione di proporzionalità inversa tra nubi nottilucenti e macchie solari; quando queste ultime sono al minimo, le nubi nottilucenti sono più numerose.
Appare inoltre evidente che la loro osservazione sia diventata più frequente negli ultimi decenni, fattore che molti collegano alle attività umane ma che forse, più semplicemente, dipende dal fatto che l’osservazione sistematica delle nuvole risale a tempi piuttosto recenti.

Marco Bonatti per Associazione Meteotriveneto
Video Stefano Zamperin per Associazione Meteotriveneto

 

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